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CHIAMATI  A  FARE  QUALCOSA  DI  STRAORDINARIO…

Il Vangelo di questa domenica ci pone delle domande fortissime: “Che cosa fare davanti a colui che mi ha fatto del male? Come comportarsi nei confronti del nemico? E se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? L’osservanza della Legge esigeva, secondo l’interpretazione tradizionale, che si evitasse un male superiore a quello ricevuto e che ci si impegnasse ad amare e perdonare i propri fratelli, cioè quelli della propria cerchia o comunità. Gesù invece desidera dai suoi una “giustizia superiore”, una giustizia che superi i confini del “tanto-quanto” (“occhio per occhio”) e i confini delle separazioni religiose ed etniche. Bisogna fare attenzione, non si tratta di un messaggio antiquato: anche noi oggi abbiamo i medesimi criteri: in effetti, non riteniamo forse giusto che il male commesso meriti una punizione adeguata e che i fratelli da amare siano anzitutto o quasi esclusivamente i “vicini”, mentre lo straniero, il migrante, il profugo non meritano lo stesso trattamento? “Ma se amate quelli che vi amano…se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario”?. Ecco il punto: il Vangelo non è l’ordinario, la convenzionalità, il galateo, le buone maniere, l’educazione civica…il Vangelo è “fare lo straordinario: è fare quello che non ti viene richiesto dalla legge.

Chi vuol essere discepolo deciderà di vivere tutta la legge, di osservarla pienamente, in ogni suo aspetto. Ma non si accontenterà di questo: chi vuole essere discepolo di Gesù vuole andare al di là di quanto significano i comandamenti presi alla lettera. Questo è il senso di “avete inteso che fu detto…ma io vi dico”. “Io vi dico” che c’è un di più, un amore che esagera, un eccesso di coraggio e di creatività, un confine non stabilito, che invita ciascuno di noi a vivere con un cuore più ampio, esprimendo un’umanità che rompe ogni confine etnico, religioso, culturale. Per non essere frainteso, Gesù conclude il suo lungo insegnamento con queste parole: “Siate voi dunque perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste”. Non buoni osservanti, ma “perfetti”, che significa  esattamente: “siate completi”, cioè puntate ad una pienezza, a oltrepassare i confini, a un di più che non può essere prescritto in nessun codice, in nessuna lettera. Siate capaci di amare fino alla fine, fino a un compimento che supera il criterio di quanto ti viene chiesto per avere almeno la sufficienza. Non principianti, quindi, non cristiani della sufficienza.

Gesù ci invita a non limitarci a fare l’ordinario, ma a vivere lo straordinario! Quale sarebbe la vostra ricompensa, argomenta, se amate quelli che vi amano? E se salutate solo i vostri non siete come i pagani? Pensiamo, ad esempio, a questa esagerazione a cui ci invita la prima antitesi di questo Vangelo. Gesù proibisce ogni genere di vendetta. Ma non ci invita ad un atteggiamento di debolezza o arrendevolezza verso l’ingiustizia. Non ci invita a “subire” porgendo passivamente l’altra guancia. Gesù ci invita a lottare contro il male, a impegnarci per il recupero di chi pecca contro di noi, mettendo in campo un’azione creativa: ti costringe a fare un miglio con lui? Tu fanne due. Ti percuote sul volto? Tu porgi l’altra guancia. Sono solo esempi che ci invitano ad articolare una prassi creativa davanti alla violenza altrui. Non a vendicarci, e nemmeno a subire, ma a sorprendere!