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QUESTI  E’  IL  FIGLIO  DI  DIO…

Nei Vangeli sinottici è una voce dal cielo a proclamare, durante il battesimo, che Gesù è il Figlio di Dio. Nel racconto di Giovanni invece Gesù è chiamato Figlio di Dio da un uomo, il Battista. Ad annunciare agli altri uomini l’identità vera di Gesù di Nazareth è la voce di un uomo che rende testimonianza a un altro uomo. Ma Giovanni è capace di fare le giuste connessioni tra ciò che ascolta, ciò che vede, ciò che sa. Il Battista afferma di non conoscere Gesù perché non lo “conosceva” in quanto Messia. Sapeva certamente che Gesù era una persona di qualità perché, molto probabilmente, avevano condiviso un’esperienza formativa. Per conoscere pienamente occorre saper connettere la propria esperienza della Scrittura, cioè ciò che ascolto, con la conoscenza di vita, con ciò che osservo e sperimento. Non sappiamo esattamente cosa abbia visto il Battista, però lui e poi tutti gli evangelisti raccontano questa “visione”, come la visione di una colomba che viene riconosciuta come discesa dello Spirito. E’ una esperienza mistica, un evento possibile a chi ha una profonda capacità di mettersi in relazione con Dio.

Ma la cosa importante è che ascoltando e guardando con questa attenzione spirituale il Battista interpreta e capisce che Gesù è l’Agnello, cioè quel servo fedele di cui parla il profeta Isaia, il vero agnello pasquale che, portando su di sé il peccato del mondo, toglie la distanza fra il cielo e la terra. E comprende anche che quell’Agnello portatore del peccato è il Figlio di Dio. Giovanni fa le giuste connessioni, mette insieme i suoi dati e fa una sintesi. Ciò gli è permesso dalla sua capacità di ricordare le parole della Scrittura e di collegarle alla vita. E’ proprio questo collegamento alla vita concreta che gli permette di passare dall’attesa di Israele, che era quella di un Messia potente all’intuizione che il Figlio sia l’unico Agnello che porta il peccato del mondo. Gesù rivelerà un messianismo diverso e lo farà pienamente dalla croce, cioè molto tempo dopo questo incontro con il Precursore. In un certo senso, il Battista mostra di avere una fede già “cristiana”, una capacità di abbattere le proprie aspettative e le proprie immagini di Dio per accogliere quella che ci mostra Gesù.

Sappiamo che anche per lui ci saranno tempi duri, momenti di dubbio: dal carcere manderà a chiedere a Gesù se è veramente lui colui che stiamo aspettando; tuttavia l’aspetto importante che cogliamo dal brano di questa domenica è il restare aperto ai segnali diversi che la Scrittura, la vita, le persone e Dio stesso mandano continuamente, per poi farne una sintesi attraverso le giuste connessioni. Anche per noi oggi è tempo di imparare a fare le giuste connessioni dopo aver colto i diversi segnali che sono contenuti nella Scrittura, nella nostra vita, e in quella delle persone intorno a noi. Soprattutto occorre imparare a cogliere i segni della presenza dello Spirito, reso visibile dai frutti di amore, gioia, pace, benevolenza… La sintesi di tutto, la giusta connessione che unifica tutto ciò che abita la nostra intimità, diventa testimonianza, capacità di riconoscere Gesù e indicarlo agli altri.